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    Manifiesto bioética laica


    IL NUOVO MANIFESTO DI BIOETICA LAICA
    Durante il Convegno nazionale "Manifesto di bioetica laica", organizzato dalla Consulta Torinese per la laicità delle Istituzioni , tenutosi ieri, 25 novembre, è stato presentato e lanciato da alcuni dei più qualificati esponenti della bioetica laica italiana il NUOVO MANIFESTO DI BIOETICA LAICA. Ne pubblichiamo il testo integrale, con le firme dei promotori e con le adesioni. Per eventuali altre adesioni rivolgersi a info@torinolaica.it

    NUOVO MANIFESTO DI BIOETICA LAICA
    Nella nostra società singoli cittadini e gruppi manifestano sempre più intensamente l’intento di sperimentare forme di vita nuove e si organizzano per ottenerne il riconoscimento, mentre la ricerca scientifica e le tecnologie mediche offrono nuove opzioni nei confronti di aspetti fondamentali dell’esistenza.
    Profondamente coinvolta in questi processi, la bioetica suscita grande interesse nell’opinione pubblica e assume un rilevante peso politico. Talvolta essa è intesa come uno strumento di difesa dalle innovazioni scientifiche e tecniche, capace di riportare la medicina sotto il controllo di credenze consolidate da tradizioni.
    Chi si muove in una prospettiva laica, intende invece promuovere le nuove libertà, proponendo, ovunque sia possibile, regole tali da permettere la coesistenza di persone che seguono orientamenti diversi senza danni o sopraffazioni reciproche.
    Oggi sono in atto, da più versanti, pesanti tentativi di soffocare o di limitare gravemente gli sforzi innovativi in tal senso, in modo particolare da parte di quelle organizzazioni religiose che, oltre ad esprimersi ed operare liberamente e pubblicamente, lasciando ad altri la libertà di comportarsi secondo le proprie convinzioni profonde non dannose a terzi, per ottenere il consenso dei propri fedeli e dei singoli cittadini (come è perfettamente legittimo nel pieno rispetto del principio della libertà religiosa), pretendono di imporre i propri orientamenti a tutti i cittadini, credenti e non credenti, in forza di leggi dello Stato.
    Il rispetto per la libertà altrui ci porta ad affermare che l’etica laica, pur assumendo forme assai variegate, costituisce un orientamento diffuso, cui informa i propri comportamenti un numero ampio e crescente di cittadini. Essa non rappresenta un corpus monolitico basato su un sistema di dogmi, bensì una linea di tendenza che riesce ad individuare un ampio fascio di sensibilità morali (comprese quelle di ispirazione religiosa che rispettino l’autonomia individuale), che pongono al centro dell’esistenza alcuni valori chiave, quali il rispetto della libertà individuale e dell’autodeterminazione, l’attenzione alla qualità della vita ed alla diminuzione delle sofferenze.
    In questa prospettiva rifiutiamo l’imposizione alla ricerca biomedica di limiti e barriere che non siano motivati da possibili danni, realmente e chiaramente provati, arrecati direttamente o indirettamente ad altri.
    Limiti alla ricerca di conoscenze e all’adozione di pratiche non possono essere imposti con il ricorso a etiche di un tipo piuttosto che di un altro o a convinzioni filosofiche personali, come quelle che asseriscono l’esistenza di un ordine naturale intrinsecamente benefico, perché così si rischia di impedire lo sviluppo di tecniche capaci di correggere i danni naturali prevedibili, ampliare il ventaglio delle scelte umane e rendere possibili nuovi stili di vita. Riteniamo che la bioetica laica debba anche prevenire il rischio che al tradizionale paternalismo medico si affianchino o si sostituiscano altre forme di paternalismo, quali ad esempio quello che assegna valore assoluto alla natura.
    Convinti che ogni nuova scoperta conoscitiva o tecnica possa generare conseguenze tanto positive quanto negative, riteniamo che si debba vigilare per rilevare tempestivamente i danni che ne possono derivare, ma che sia ingiustificato porre alla ricerca scientifica limiti pregiudiziali in nome di un generico e difficilmente quantificabile principio di precauzione, o trattarla come un’attività puramente strumentale. Alla ricerca scientifica riconosciamo il valore intrinseco che deriva dal suo contributo al miglioramento delle condizioni della vita umana.
    In particolare le conoscenze e le tecniche mediche hanno reso possibile affrontare la nascita e la morte secondo prospettive nuove, trasformando in un campo di scelte possibili quelle che un tempo si presentavano come un destino ineluttabile.
    Riteniamo che la procreazione debba essere intesa come un atto responsabile, nel quale i genitori debbano tenere conto del proprio patrimonio genetico per tutelare la salute del nascituro, che la gravidanza possa essere interrotta per tutelare la libertà riproduttiva della donna e la salute del nascituro, che sessualità e procreazione possano essere distinte e che alla procreazione possano provvedere singoli e coppie nei diversi modi messi a disposizione dalla pratica medica.
    Riteniamo che ci debba essere il più largo accesso alle diverse forme di controllo delle nascite, a partire dalla contraccezione e sterilizzazione volontaria per arrivare alle nuove forme con le quali si riesce a bloccare il processo riproduttivo, dalla contraccezione d’emergenza alle nuove modalità di aborto. Indichiamo negli ostacoli frapposti alla contraccezione d’emergenza (“pillola del giorno dopo”), dei veri e propri attentati al diritto all’autodeterminazione delle donne e un danno per il paese. Denunciamo una situazione analoga circa il ritardo applicativo delle nuove modalità di aborto terapeutico (pillola RU486).
    Respingiamo il tentativo di imporre pubblicamente la protezione di materiali biologici, come sangue o cellule, con riferimento a regole etiche non condivise. Il divieto imposto alla ricerca sulle cellule staminali embrionali rischia di isolare il nostro paese dalla ricerca scientifica internazionale e di rendere più difficile o oneroso accedere alle risorse terapeutiche che ne possono derivare (ad esempio attraverso la cosiddetta “clonazione terapeutica” o quella finalizzata alla produzione di organi per i trapianti). Riteniamo che gli embrioni umani debbano essere trattati con grande attenzione, anche perché nella loro produzione sono sempre coinvolte le donne. Ma proprio per questo respingiamo le posizioni ideologiche o dogmatiche che vorrebbero considerarli intoccabili fin dalla concezione ed indipendentemente dal motivo, così come respingiamo la pretesa di imporre per legge l’equiparazione degli embrioni ai cittadini. Il tabù dell’embrione, protetto fin dalla concezione, incorporato nella legge 40/2004 sulla procreazione assistita, impedisce il libero accesso a questa pratica procreativa, costringendo chi ha possibilità economiche ad andare all’estero e vietando di salvaguardare la salute del nascituro con la diagnosi preimpianto.
    Anche modi e tempi della morte sono diventati oggetti possibili di scelta. Rivendichiamo la possibilità di scegliere, per mezzo di strumenti come il testamento biologico, i modi nei quali morire, esercitando il diritto di accettare, di rifiutare o di interrompere le terapie anche se iniziate, il diritto di respingere tutti gli interventi medici non voluti, fossero anche il prolungamento di respirazione, idratazione e alimentazione artificiali, anche qualora non fossero futili. Respingiamo inoltre le sofferenze inflitte senza bisogno, la sublimazione del dolore come esperienza di per sé significativa, il prolungamento della mera vita biologica, quando sia venuta meno ogni prospettiva di guarigione o di ritorno alla vita cosciente. Ma rivendichiamo anche il diritto all’eutanasia volontaria, cioè alla richiesta che si ponga termine alla propria vita, per evitare forme di esistenza dolorose o ritenute per sé non dignitose.
    Rifiutando un’idea sacrale della natura, ribadiamo l’impegno a riconoscere nuovi modi di intendere la sessualità e la famiglia. Le differenze di genere e l’evoluzione della loro percezione non sono più così rigide come in passato, e si deve prendere atto che l’orientamento sessuale può assumere varie direzioni. Riteniamo che l’orientamento sessuale, qualsivoglia esso sia, rappresenti un modo per realizzare la propria personalità e che esso possa essere liberamente vissuto, finché non reca danno a nessuno, anche perché una società libera e laica favorisce la sviluppo delle differenze tra i suoi membri.
    La famiglia è per noi soprattutto il luogo degli affetti, che possono essere manifestati anche in forme diverse da quelle tradizionali, quali le unioni civili delle coppie di fatto etero ed omosessuali ed ulteriori possibili forme giuridiche di unione fra persone dello stesso sesso, che vanno a collocarsi accanto alla famiglia tradizionale basata sul matrimonio fra uomo e donna. La filiazione e l’adozione stanno assumendo una fisionomia nuova, perché la relazione parentale è connessa alla assunzione di responsabilità nei confronti del nuovo nato. Le responsabilità parentali, che impongono ai genitori l’obbligo di provvedere alla salute e al benessere dei figli, non devono dar loro il diritto di condizionarne rigidamente l’educazione: per questo auspichiamo una società che sappia offrire forme plurali di educazione, capaci di superare le chiusure rappresentate da certe tradizioni familiari e comunitarie.
    La bioetica laica è parte di un impegno per una società in cui, oltre allo sviluppo dell’accesso alla conoscenza (ed in particolare a quella scientifica) inteso come uno dei nuovi diritti di cittadinanza, cresca lo spettro dei modi di vita possibili e diminuiscano le sofferenze dovute all’imposizione di un certo atteggiamento di pensiero, piuttosto che di un altro, soprattutto per una società in cui nessuno possa imporre divieti ed obblighi in nome di un’autorità priva del consenso delle persone sulle quali pretende di esercitarsi.
    Torino, 25 novembre 2007

    PROMOTORI:
    Maurizio Mori
    Giovanni Boniolo
    Patrizia Borsellino
    Gilberto Corbellini
    Emilio D’Orazio
    Aldo Fasolo
    Carlo Flamigni
    Mariella Immacolato
    Eugenio Lecaldano
    Claudia Mancina
    Tullio Monti
    Demetrio Neri
    Alberto Piazza
    Mario Riccio
    Sergio Rostagno
    Gianni Vattimo
    Carlo Augusto Viano

    FIRMATARI:
    Massimo L. Salvadori, Libera uscita, Laura Andrini, Marilla Baccassino, Maria Rosa Benso, Mirella Bert, Mario Bertelli, Cesare Bianco,
    Amalia Bosia, Paolo Briziobello, Flavio Brugnoli, Rosanna Butticiliero, Paolo Silvio Bruni, Anna Maria Byron, Marisa Caccia, Andrea
    Guarnieri Calò Carducci, Christel Guarnieri, Calò Carducci, Michela Casella, Francesco Casile, Raffaele Casoli, Camen Milani Cavallaro,
    Dimana Cavallaro, Salvatore Cavallaro, Sergio Chiarloni, Gaetano Chirico, Paola Cirio, Massimo Clara, M.Rutilia Coccetta, Giuseppe Costa,
    Franca Culasso, Filippo D’Ambrogi, Marisa D’Amico, Ines Damilano, Laura Degiorgis, Fulvia De Luise, Flavia De Rossi, Antonietta Dessolis,
    Gaetana Maria Di Fini, Giuseppe Farinetti, Nicoletta Pipitone Federico, Marco Forni, Mariangela Genovese, Gianfranco Ghiberti,
    Giunio Luzzatto, Piercarlo Mamino, Salvatore Manunza, Cristiana Marchese, Maria Immacolata Neri, Giuliana Nichelini, Renzo Malvano,
    Sergio Montalbano, Paola Mora, Eduardo Moriondo, Milena Mosci, Palmira Naydenova, Luigi Negrinotti, Mauro Palitto, Filippo Parigi,
    Roberto Pauletta, Francesca Pennacchietti, Laura Poli, Giovanni Pons, Giovanna Pratis, Edda Saccomani, Elisa Santini, Luca Savarino,
    Riccardo Simbula, Andrea Stroscio, Magda Talamo, Annie-Frannçoise Tognan, Salvatore Tonti, Willem Tousijn, Marisa Vaccaneo,
    Renzo Vigna, Agnese Volonté, Liliana Zappi, Antonio Zappia

    * * *
    (361) UN APPELLO PER IL COMITATO BIOETICO NAZIONALE
    Continuano a pervenire le firme per l'Appello di protesta promosso da
    Fondazione Critica liberale
    Settore Nuovi Diritti - CGIL Nazionale
    Coordinamento nazionale delle Consulte per la Laicità delle Istituzioni
    Maurizio Mori, Pres. Consulta di Bioetica, prof. Bioetica nell’Univ. Torino
    Umberto Veronesi, Direttore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano
    Carlo Augusto Viano, prof. emerito dell'Univ. Torino
    e pubblicato da Radiolondra n. 86. Tra le adesioni segnaliamo quelle di Umberto Veronesi e di Massimo Salvadori .
    Per eventuali adesioni rivolgersi a info@criticaliberale.it


    2007-12-02 20:09 | Categoría: Sociedad del conocimiento | 0 Comentarios | Enlace

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